Si è svolto giovedì 26 marzo a Bologna l’incontro dedicato all’aggiornamento dello studio “Sette montagne, otto colline e una pianura”. Un’occasione di confronto partecipato e concreto per riflettere sulle trasformazioni demografiche in atto e sulle prospettive dei territori dell’Emilia-Romagna, con uno sguardo particolare alle aree interne e più fragili.
Al centro del dibattito, una sfida cruciale: affrontare la transizione demografica e costruire condizioni di vita sostenibili anche nelle zone montane e collinari, valorizzandone le risorse e il potenziale.
La transazione demografica in Emilia Romagna
Accanto al calo della popolazione italiana e alla diminuzione delle nascite, in Emilia Romagna dal 2022 al 2024 si è registrato un incremento complessivo di circa 4.000 persone, trainato in larga parte dalla presenza di flussi migratori.
È quanto emerge dall’aggiornamento dei dati dello studio “Sette montagne, otto colline e una pianura”, promosso nell’ambito del Progetto Appennino, realizzato in collaborazione con la CISL regionale e con il coordinamento della Fondazione Generazioni.
“Siamo di fronte a una trasformazione profonda. – illustra Gianluigi Bovini, statistico e demografo coautore dello studio – La popolazione invecchia e nascono sempre meno bambini. Ma negli ultimi anni emergono anche segnali diversi, come un leggero ripopolamento in alcune aree, sostenuto in gran parte dall’arrivo di cittadini stranieri.”
A fronte del calo complessivo della popolazione italiana di 130.428 unità a livello regionale, un dato particolarmente interessante riguarda le aree collinari interne: ben 51 comuni registrano un aumento della popolazione, con circa 1.600 nuovi residenti.
“I dati ci raccontano un’Emilia-Romagna che cambia: da una parte cala la popolazione italiana, dall’altra cresce quella complessiva grazie soprattutto al contributo dei cittadini stranieri. – sottolinea Franco Chiarini, statistico e demografo coautore dello studio – La provincia di Piacenza, ad esempio, evidenzia una crescita diffusa nella collina interna, con 23 comuni in aumento, mentre Modena segna un incremento significativo dell’1,7%, trainato in prevalenza dalla componente italiana. Bologna registra un aumento di 1.460 persone, ma in questo caso il 90% della crescita è dovuto alla popolazione straniera, a conferma del ruolo centrale dei flussi migratori. Restano criticità, come nel ferrarese o in alcune zone montane, dove si registra un calo complessivo e in particolare nell’area orientale, o nella montagna reggiana, dove alcuni comuni continuano a perdere popolazione italiana, compensata solo in parte dall’aumento degli stranieri.”
Una situazione demografica non uniforme, che evidenzia la necessità di leggere i dati nel dettaglio, territorio per territorio, al fine di costruire politiche mirate che valorizzino le potenzialità dei cambiamenti demografici in atto.
Transazione demografica e politiche per i territori
Per affrontare la transizione demografica in atto occorrono politiche integrate e una visione di lungo periodo, capaci di tenere insieme sviluppo, coesione sociale e qualità dei servizi. Lo ribadisce Adelmo Lasagni, Segretario FNP Cisl Emilia Romagna, sottolineando che “le azioni di contrasto allo spopolamento stanno producendo alcuni risultati, ma occorre rafforzare le politiche di integrazione e costruire percorsi di ripopolamento più stabili”. Un impegno che nella regione si traduce già in azioni concrete.
“Con il progetto “Personale” abbiamo intercettato oltre 2.100 persone vulnerabili, creando servizi e coesione nei territori”, ha ricordato, richiamando anche il lavoro fatto sul rafforzamento dei servizi socio-sanitari, con nuovi accordi regionali, lo sviluppo dell’assistenza domiciliare e il sostegno alla telemedicina. Accanto a questo, Anselmo ha evidenziato l’importanza degli investimenti sull’Appennino, dai 19 progetti territoriali alle iniziative come “Appennino in cammino”, sottolineando che “la presenza attiva nei territori è fondamentale anche per affrontare le sfide ambientali e garantire sicurezza e sostenibilità.”
Filippo Pieri, Segretario Generale Cisl Emilia Romagna, ha richiamato il ruolo del sindacato nel leggere e accompagnare i cambiamenti: “La demografia è una delle grandi sfide della nostra comunità. Come Cisl, vogliamo sostenere la natalità e la genitorialità, rafforzare la conciliazione tra lavoro e vita, aumentare l’occupazione femminile. Fondamentali anche le politiche abitative, elemento decisivo per rendere i territori attrattivi e competitivi.”
A concludere il dibattito è stato Roberto Pezzani, Segretario Generale FNP Cisl Nazionale che ha sottolineato la centralità delle parti sociali nella costruzione di alleanze sociali e politiche di sostenibilità per i territori:
“Il sindacato e il terzo settore possono essere soggetti di trasformazione, capaci di produrre conoscenza e orientare le scelte. Di fronte a una dinamica demografica segnata da invecchiamento e calo delle nascite, l’integrazione, accompagnata da lavoro e servizi, rappresenta una risorsa fondamentale per l’equilibrio demografico e socio-economico dei territori. È da qui che passa la possibilità di contrastare lo spopolamento e costruire futuro, attraverso alleanze sociali solide e politiche pubbliche lungimiranti.”
Una mattinata di confronto e scambio, che si è conclusa con una riflessione condivisa: anche nei territori più fragili è possibile costruire futuro, a partire dai dati, dalla conoscenza e dalle sinergie sociali.
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