Fondazione Generazioni - Popolazione longeva Emilia Romagna

Emilia-Romagna sempre più longeva: come cambierà la popolazione nei prossimi vent’anni

Le proiezioni demografiche della Regione Emilia Romagna al 2045 fotografano una popolazione regionale in lieve crescita e sempre più longeva, con meno giovani e un rapporto profondamente diverso tra le generazioni. Una transizione demografica che come raccontato anche dai diversi studi coordinati dalla Fondazione Generazioni, inciderà sul lavoro, i servizi e gli equilibri generazionali.

I dati sulla longevità

Secondo gli scenari di riferimento dell’Ufficio Statica regionale dai 4,46 milioni di residenti del 2025 si passerà a 4,60 milioni nel 2045 con una crescita del 3%, fortemente dipendente dai flussi migratori. Un incremento che, seppur moderato, distingue l’Emilia Romagna da altre aree del Paese e dalle tendenze attese a livello nazionale, ma non interesserà tutte le fasce di età e tutti i territori nella stessa misura

Di fatti, la principale tendenza che accomuna tutti gli scenari è il costante incremento della popolazione longeva. Gli over 65 continueranno ad aumentare: entro il 2025 passeranno dagli attuali 1,1 milioni a quasi 1,4 milioni, superando numericamente la popolazione tra i 15 e i 39 anni. 

L‘età media della popolazione regionale salirà dai 47 anni a 48,7 anni, e allo stesso tempo, crescerà sensibilmente il rapporto tra anziani e persone in età lavorativa.Secondo le proiezioni, infatti, l’indice di dipendenza degli anziani, che misura il numero di persone con almeno 65 anni ogni 100 residenti tra i 15 e i 64 anni, passerà da 39,4 a 50,9. In altre parole, nel 2045 ci sarà circa una persona anziana ogni due persone in età lavorativa.

Trasformazione associabile anche alla bassa natalità che in Emilia-Romagna si attesta su 1,19 figli per donna, ben al di sotto della soglia di 2,1 necessaria per il ricambio generazionale.

 

I divari territoriali

Un altro dato interessante è quello sulle differenze territoriali. Secondo lo scenario di riferimento, Piacenza, Parma e Bologna potrebbero registrare incrementi demografici superiori alla media regionale.

Diversa la situazione di Ferrara e Ravenna, dove si prevede una progressiva diminuzione dei residenti. A incidere sono soprattutto l’elevata età media della popolazione, la bassa natalità e flussi migratori insufficienti a compensare il numero dei decessi.

Il rischio è quello di accentuare il divario tra i territori più dinamici e attrattivi e quelli già interessati da fenomeni di spopolamento e invecchiamento.

Una proiezione che conferma anche le tendenze rilevate dall’ultimo aggiornamento dello studio “Sette montagne, otto colline e una pianura”, promosso nell’ambito del Progetto Appennino, realizzato in collaborazione con la CISL regionale e con il coordinamento della Fondazione Generazioni. 

Nella provincia di Piacenza, ad esempio, l’indagine evidenzia una crescita diffusa nella collina interna, con 23 comuni che vedono aumentare la propria popolazione. Anche Modena segna un incremento dell’1,7%, trainato soprattutto dalla componente italiana. A Bologna, invece, la popolazione cresce di 1.460 persone, ma il 90% dell’aumento è riconducibile ai residenti stranieri, a conferma del ruolo importante dei flussi migratori negli equilibri demografici. Non mancano, tuttavia, territori in difficoltà: nel Ferrarese e in alcune aree montane, soprattutto nella parte orientale, si registra una diminuzione della popolazione. Una tendenza che interessa anche alcuni comuni della montagna reggiana, dove il calo dei residenti italiani viene compensato solo parzialmente dall’aumento di quelli stranieri.

 

Il futuro delle comunità e dei territori?

Le proiezioni al 2045 mettono in luce una questione centrale: la crescita complessiva della popolazione non sarà sufficiente a garantire un equilibrio tra generazioni e territori. Dietro un dato regionale apparentemente positivo si delineano infatti realtà molto diverse, con aree capaci di attrarre nuovi residenti e altre che rischiano di perdere progressivamente popolazione, servizi e opportunità.

La sfida dei prossimi vent’anni non sarà quindi soltanto quella di rispondere ai bisogni di una popolazione più longeva, ma anche di comprendere come questi cambiamenti si distribuiranno sul territorio e quali conseguenze avranno sulla tenuta delle comunità locali.

La questione demografica è un interrogativo che va oltre i numeri. Per progettare un futuro sostenibile e di qualità per tutta la popolazione non basta sapere quanti abitanti avrà l’Emilia-Romagna nel 2045, ma occorre interrogarsi su dove vivranno, quali servizi avranno a disposizione, quali opportunità avranno le nuove generazioni, e quali sono le possibilità per garantire dignità, autonomia e assistenza alla fascia più longeva.

Affrontare questa trasformazione significa superare una logica esclusivamente assistenziale e investire in nuovi modelli di welfare di comunità, capaci di valorizzare le risorse locali, rafforzare i servizi di prossimità e favorire la partecipazione attiva delle persone, a tutte le età.

In questo percorso, sindacato e terzo settore possono ricoprire un ruolo fondamentale, contribuendo a costruire reti territoriali tra istituzioni, associazioni, servizi e cittadini, per individuare risposte condivise ai bisogni delle comunità. Allo stesso tempo, diventano necessarie politiche di armonizzazione territoriale e generazionale, che tengano insieme le esigenze di una popolazione sempre più longeva con le opportunità di lavoro, formazione e autonomia per i giovani.

La sfida, dunque, non è soltanto accompagnare questo cambiamento della popolazione, ma creare le condizioni affinché la longevità diventi una risorsa per le comunità, senza lasciare indietro le generazioni più giovani e i territori più fragili.

 

Vuoi sapere di più sul Progetto Appenino? Dai un’occhiata a questi articoli:

“Abitare i territori fragili è possibile”: transazione demografica in Emilia-Romagna

Transizione demografica in Emilia Romagna – Intervista a Bovini e Chiarini

Presentato il volume sulla transizione demografica in Emilia Romagna

 

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