Sportello caregiver

Sportello Caregiver – Verso nuove tutele e nuovi servizi

Lo sportello realizzato in collaborazione con Fnp Cisl e Fondazione Generazioni per la longevità attiva e la solidarietà intergenerazionale è rivolto a tutti coloro che prestano volontariamente e con continuità lavoro di cura in favore dei propri familiari, conviventi e non, o di altri, che necessitano di bisogni assistenziali in quanto affetti da forme di fragilità, di non-autosufficienza o disabilità.

Lo sportello ha visto le proprie origini oramai 5 anni fa. Le persone che si rivolgono allo sportello Caregiver della Cisl sono in costante aumento di anno in anno. Nel corso dell’anno 2024 le consulenze allo sportello sono state 78; mentre nel 2025 lo sportello ha sforato quota 100. A questi numeri si devono poi aggiungere le consulenze telefoniche e quelle effettuate tramite il canale whatsapp. Inoltre molte sono le richieste di informazioni e/o di appuntamenti che sono pervenute all’indirizzo mail dello sportello caregiver.

L’anno appena trascorso è stato un anno molto importante. Il 2025 è stato l’anno segnato dalla chiusura dei bandi HCP (Home Care Premium) e LTC (Long Term Care) per il triennio 2022-2025 e dall’apertura degli stessi per il triennio successivo 2025-2028. Molte sono state le persone che si sono rivolte allo sportello per chiedere informazioni e per avere assistenza nella presentazione di una nuova domanda. Ad oggi si segnalano un complessivo di 31 nuove domande per il triennio 2025-2028 tra bando HCP e LTC (di cui 27 presentate solo nel 2025).

Il 2025 è stato anche un anno fondamentale per quel che riguarda il fondo credito. L’articolo 27, comma 1, della legge 13 dicembre 2024, n. 203, ha introdotto l’apertura strutturale dei termini di adesione alla Gestione credito di cui all’articolo 1, comma 245, della legge n. 662/1996, per cui a decorrere dal 12 gennaio 2025 la facoltà può essere esercitata senza alcun vincolo temporale (circolare 49 del 03/03/2025).

Lo sportello offre altri servizi molto importanti: ascolto, supporto, accoglienza per i caregiver; assistenza per lo svolgimento delle pratiche previdenziali, assistenziali-medico legale (tra le altre domanda invalidità civile, L. 104); assistenza per lo svolgimento delle pratiche fiscali e ISEE; pratiche successione; assunzione collaboratori domestici; nomina Amministratore di sostegno; attivazione dello Spid; assistenza per pratiche inerenti contratti affitti; tutela inquilini; assistenza per pratiche inerenti tutela del consumatore; informazioni sui progetti e servizi dedicati ai caregiver; consulenza e supporto psicologico. Lo sportello fornisce anche informazioni riguardanti l’assegno di cura.

Il 2026 sarà un anno rivoluzionario. Il riconoscimento e la tutela delle persone che assistono e si prendono cura dei propri cari rappresenta una vera e propria svolta normativa a tutela dei caregiver familiari. È la prima tappa di un percorso che vedrà coinvolti quali attori principali la CISL, insieme alla categoria dei pensionati FNP Cisl e alla Fondazione Generazioni. Un ruolo importante lo avrà anche lo sportello Caregiver come strumento di informazione e aiuto.

Antonio Mendola

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Transazione Demografica Evento

“Abitare i territori fragili è possibile”: a Bologna un confronto sulla transazione demografica in Emilia-Romagna

Si è svolto giovedì 26 marzo a Bologna l’incontro dedicato all’aggiornamento dello studio “Sette montagne, otto colline e una pianura”. Un’occasione di confronto partecipato e concreto per riflettere sulle trasformazioni demografiche in atto e sulle prospettive dei territori dell’Emilia-Romagna, con uno sguardo particolare alle aree interne e più fragili.

Al centro del dibattito, una sfida cruciale: affrontare la transizione demografica e costruire condizioni di vita sostenibili anche nelle zone montane e collinari, valorizzandone le risorse e il potenziale.

La transazione demografica in Emilia Romagna

Accanto al calo della popolazione italiana e alla diminuzione delle nascite, in Emilia Romagna dal 2022 al 2024  si è registrato un incremento complessivo di circa 4.000 persone, trainato in larga parte dalla presenza di flussi migratori. 

È quanto emerge dall’aggiornamento dei dati dello studio “Sette montagne, otto colline e una pianura”, promosso nell’ambito del Progetto Appennino, realizzato in collaborazione con la CISL regionale e con il coordinamento della Fondazione Generazioni.

Siamo di fronte a una trasformazione profonda. – illustra Gianluigi Bovini, statistico e demografo coautore dello studioLa popolazione invecchia e nascono sempre meno bambini. Ma negli ultimi anni emergono anche segnali diversi, come un leggero ripopolamento in alcune aree, sostenuto in gran parte dall’arrivo di cittadini stranieri.”

A fronte del calo complessivo della popolazione italiana di 130.428 unità a livello regionale, un dato particolarmente interessante riguarda le aree collinari interne: ben 51 comuni registrano un aumento della popolazione, con circa 1.600 nuovi residenti. 

I dati ci raccontano un’Emilia-Romagna che cambia: da una parte cala la popolazione italiana, dall’altra cresce quella complessiva grazie soprattutto al contributo dei cittadini stranieri. – sottolinea Franco Chiarini, statistico e demografo coautore dello studioLa provincia di Piacenza, ad esempio, evidenzia una crescita diffusa nella collina interna, con 23 comuni in aumento, mentre Modena segna un incremento significativo dell’1,7%, trainato in prevalenza dalla componente italiana. Bologna registra un aumento di 1.460 persone, ma in questo caso il 90% della crescita è dovuto alla popolazione straniera, a conferma del ruolo centrale dei flussi migratori. Restano criticità, come nel ferrarese o in alcune zone montane, dove si registra un calo complessivo e in particolare nell’area orientale, o nella montagna reggiana, dove alcuni comuni continuano a perdere popolazione italiana, compensata solo in parte dall’aumento degli stranieri.

Una situazione demografica non uniforme, che evidenzia la necessità di leggere i dati nel dettaglio, territorio per territorio, al fine di costruire politiche mirate che valorizzino le potenzialità dei cambiamenti demografici in atto.

Transazione demografica e politiche per i territori

Per affrontare la transizione demografica in atto occorrono politiche integrate e una visione di lungo periodo, capaci di tenere insieme sviluppo, coesione sociale e qualità dei servizi. Lo ribadisce Adelmo Lasagni, Segretario FNP Cisl Emilia Romagna, sottolineando che “le azioni di contrasto allo spopolamento stanno producendo alcuni risultati, ma occorre rafforzare le politiche di integrazione e costruire percorsi di ripopolamento più stabili”. Un impegno che nella regione si traduce già in azioni concrete.

 

Con il progetto “Personale” abbiamo intercettato oltre 2.100 persone vulnerabili, creando servizi e coesione nei territori”, ha ricordato, richiamando anche il lavoro fatto sul rafforzamento dei servizi socio-sanitari, con nuovi accordi regionali, lo sviluppo dell’assistenza domiciliare e il sostegno alla telemedicina. Accanto a questo, Anselmo ha evidenziato l’importanza degli investimenti sull’Appennino, dai 19 progetti territoriali alle iniziative come “Appennino in cammino”, sottolineando che “la presenza attiva nei territori è fondamentale anche per affrontare le sfide ambientali e garantire sicurezza e sostenibilità.”

 

Filippo Pieri, Segretario Generale Cisl Emilia Romagna, ha richiamato il ruolo del sindacato nel leggere e accompagnare i cambiamenti: “La demografia è una delle grandi sfide della nostra comunità. Come Cisl, vogliamo sostenere la natalità e la genitorialità, rafforzare la conciliazione tra lavoro e vita, aumentare l’occupazione femminile. Fondamentali anche le politiche abitative, elemento decisivo per rendere i territori attrattivi e competitivi.”

 

A concludere il dibattito è stato Roberto Pezzani, Segretario Generale FNP Cisl Nazionale che ha sottolineato la centralità delle parti sociali nella costruzione di alleanze sociali e politiche di sostenibilità per i territori:

“Il sindacato e il terzo settore possono essere soggetti di trasformazione, capaci di produrre conoscenza e orientare le scelte. Di fronte a una dinamica demografica segnata da invecchiamento e calo delle nascite, l’integrazione, accompagnata da lavoro e servizi, rappresenta una risorsa fondamentale per l’equilibrio demografico e socio-economico dei territori. È da qui che passa la possibilità di contrastare lo spopolamento e costruire futuro, attraverso alleanze sociali solide e politiche pubbliche lungimiranti.”

Una mattinata di confronto e scambio, che si è conclusa con una riflessione condivisa: anche nei territori più fragili è possibile costruire futuro, a partire dai dati, dalla conoscenza e dalle sinergie sociali.

 

Presentazione 130 Comuni – Scarica qui 

 

 

 

Territori fragili evento Bologna

Abitare i territori fragili è possibile – Evento a Bologna

Si terrà giovedì 26 marzo 2026, a partire dalle ore 9.15, presso la Sala Parigi dello ZanHotel Europa di Bologna, l’iniziativa dedicata all’aggiornamento dello studio “Sette montagne, otto colline e una pianura”, per analizzare le più recenti tendenze demografiche e riflettere sul futuro dei territori fragili dell’Emilia-Romagna.

L’incontro rappresenta un momento di approfondimento e confronto su un tema centrale per il Paese, e in particolare per il nostro territorio: la transizione demografica e le conseguenze sul tessuto sociale ed economico, con particolare attenzione alle aree interne e ai territori più fragili.

Il titolo “Abitare i territori fragili è possibile!” richiama la necessità di individuare strategie e politiche capaci di contrastare lo spopolamento e di promuovere condizioni di vita sostenibili anche nelle zone montane e collinari, valorizzandone le potenzialità.

Il programma

Ad aprire i lavori sarà Gina Risi, segretaria generale FNP CISL Emilia-Romagna. Seguiranno gli interventi degli statistici e demografi Gianluigi Bovini e Franco Chiarini, coautori del volume, che presenteranno gli aggiornamenti dello studio e le principali dinamiche in atto.

Porterà il proprio contributo istituzionale Davide Baruffi, assessore regionale con deleghe alla programmazione strategica, ai fondi europei, al bilancio e alle politiche per la montagna e le aree interne, offrendo una lettura delle politiche in campo e delle prospettive di intervento.

Le conclusioni saranno affidate a Roberto Pezzani, segretario generale FNP CISL Nazionale, mentre l’intervento di Filippo Pieri, segretario generale CISL Emilia-Romagna, contribuirà a delineare il ruolo delle parti sociali nel sostenere processi di sviluppo inclusivo e coesione territoriale.

L’iniziativa si inserisce in un percorso di aggiornamento continuo dello studio frutto del Progetto Appennino promosso dalla Fnp-Cisl dell’Emilia-Romagna, realizzato in collaborazione con la Cisl regionale e con il coordinamento della Fondazione Generazioni.

Lo studio, che ha coinvolto 118 comuni, indaga la transizione demografica nelle aree più fragili della regione, con l’obiettivo di fornire strumenti di analisi utili per orientare le politiche pubbliche e rafforzare la capacità dei territori di affrontare le sfide demografiche in atto.

Un’occasione importante per ribadire che, anche nei contesti più fragili, è possibile costruire futuro, a partire da dati, conoscenza e scelte condivise.

 

Territori fragili evento

Campa 2026

Convenzione CAMPA Mutua Sanitaria Integrativa – Aderisci entro il 30 settembre 2026 fino a 75 anni

La tua salute e la tua serenità vengono prima di tutto. Entro il 30 settembre 2026 puoi aderire alla Convenzione CAMPAMutua Sanitaria integrativa fino a 75 anni di età, con condizioni agevolate pensate per accompagnarti nel tempo e proteggere il tuo futuro.

Grazie alla convenzione promossa da Fondazione Generazioni, FNP e CISL Area Metropolitana Bolognese, gli iscritti CISL e FNP possono accedere alle coperture del Piano Sanitario CAMPA e alla tutela per la non autosufficienza, beneficiando di vantaggi esclusivi e costi vantaggiosi, studiati per rispondere ai bisogni dell’età più matura.

 

CAMPA: una mutua che mette al centro le persone

CAMPA è una Società di Mutuo Soccorso senza fini di lucro, fondata sui valori della solidarietà e dell’aiuto reciproco tra generazioni. 

Attraverso questa convenzione, mette a disposizione degli iscritti CISL e FNP 3 diversi piani di coperture sanitarie integrative a condizioni agevolate, pensati per le esigenze della terza età.

 

Proteggo Plus: novità 2026 per la copertura di non autosufficienza 

Un elemento centrale della Convenzione è la formula Proteggo Plus, pensata per tutelare una delle fragilità più rilevanti dell’età anziana: la perdita dell’autosufficienza. 

Nell’eventualità di perdita dell’autosufficienza, a partire dal 1° gennaio 2026, la convenzione prevede l’aumento dell’importo del sussidio economico destinato a sostenere le spese di assistenza socio-sanitaria e di cura quotidiana che -a parità di costo- passa da 1.000 a 1.500 euro mensili.

Un aiuto concreto, continuativo e senza limiti di durata, che consente di affrontare con maggiore serenità situazioni complesse, tutelando la dignità della persona e alleggerendo il carico economico sulle famiglie.

 

Quali sono i vantaggi della convenzione?

 

Dal 2023 la convenzione CAMPA è stata ampliata da uno a tre piani di copertura sanitaria, in abbinamento con la formula Proteggo Plus per la non autosufficienza.

Tutti e 3 i piani prevedono:

  • abbuono della quota di adesione una tantum di 60 €;
  • possibilità di adesione individuale senza obbligo di estensione al nucleo familiare (l’adesione di familiari conviventi è facoltativa, alle stesse condizioni);
  • periodo di carenza ridotto a 30 giorni per ticket, visite mediche specialistiche ed esami diagnostici.
  • per il piano Alta Specialistica Ambulatoriale (+ Proteggo Plus), è possibile dilazionare il pagamento annuale in due ratei semestrali, in caso di adesione del nucleo familiare (minimo due persone) o quando l’importo complessivo per il singolo superasse 1.000 euro.

Fino a che età si può aderire?

Entro il 30 settembre 2026, è confermata la possibilità di aderire alla convenzione fino a 75 anni di età (compiuti da non più di 6 mesi). 

Per i nuovi aderenti, dal 1° ottobre 2026 il limite massimo di età per accedere alla copertura si abbasserà a 70 anni e 6 mesi.

Per chi, invece, è già iscritto o aderisce entro il 2026, non cambia nulla.

CAMPA Mutua Sanitaria Integrativa: come aderire alla convenzione

Per scoprire di più sulle coperture e sui vantaggi della convenzione, accedi alla sezione “Servizi” del nostro sito.

Per fruire dei vantaggi previsti dalla convenzione occorre essere in possesso dell’iscrizione alla Cisl.

Per maggiori informazioni rivolgiti allo Sportello informativo Fnp-Cisl per Convenzione CAMPA, presso Pensionati Cisl in Via Milazzo 16 – BOLOGNA

Tutti i mercoledì dalle ore 9,00 alle 12,00 – Tel. 051 256654

 

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Discorso Mattarella al Bundestag

Mattarella al Bundestag: memoria, responsabilità e un richiamo universale alla pace

Nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha tenuto a Berlino, presso il Bundestag, un intervento di altissimo profilo istituzionale in occasione della Giornata del Lutto Nazionale, nel quadro delle commemorazioni per gli 80 anni dalla fine della Seconda guerra mondiale.

Davanti alle massime cariche dello Stato tedesco, Mattarella ha intrecciato memoria storica, riflessione sul presente e un forte invito alla responsabilità delle democrazie europee.

Come Fondazione Generazioni, al fine di promuovere memoria attiva, dialogo e responsabilità tra generazioni, riproponiamo il discorso affinché cittadini, giovani e comunità possano farne strumento di riflessione civica.

Il discorso del Presidente Sergio Mattarella al Bundestag

Memoria delle tragedie del Novecento

Gentili intervenuti,
Siamo in questa Aula solenne per fare memoria dei caduti, delle vittime della guerra e della violenza.
Caduti negli abissi della storia, nelle insidie tese da altri uomini.
La vita delle persone, dei popoli, delle nazioni, è colma di inciampi e di tragedie.
Talvolta per scelte individuali, più spesso per deliberato operare degli altri.
La Prima guerra mondiale lasciò sul terreno almeno 16 milioni di morti, la metà dei quali civili, oltre a venti milioni di feriti e mutilati.
La Seconda guerra mondiale, estesa al fronte del Pacifico, si calcola che abbia visto settanta milioni di morti.
Le vittime, Paese per Paese, sono impressionanti. E va sempre ricordato che non di numeri si tratta ma di persone.

“Mai più”: un principio che oggi viene messo alla prova

Come è possibile che tutto questo sia potuto accadere e pretenda di ripresentarsi?
Quanti morti occorreranno ancora, prima che si cessi di guardare alla guerra come strumento per risolvere le controversie tra gli Stati, che se ne faccia uso per l’arbitrio di voler dominare altri popoli?
“Niewieder”. “Mai più”.
È la espressione adottata nella comunità internazionale per condannare l’olocausto ebraico.
A “Niewieder” si contrappone “wieder”: “di nuovo”.
A questo assistiamo.
Di nuovo guerra.
Di nuovo razzismo.
Di nuovo grandi disuguaglianze.
Di nuovo violenza.
Di nuovo aggressione.

Oggi, è per me motivo di grande onore essere qui e prendere parte alla Giornata del lutto nazionale tedesco, per commemorare, insieme, le vittime dei conflitti proprio nell’anno in cui celebriamo gli ottant’anni dalla fine del secondo conflitto mondiale.
I morti che qui ricordiamo, i morti nel mondo a causa della violenza dei conflitti riguardano ciascuno di noi se intendiamo essere considerati esseri umani.

Il ripudio della guerra come fondamento europeo

Oggi rivolgiamo il nostro sguardo, il nostro pensiero, alle vittime di quelle tragedie.
Dai militari caduti ai civili, vittime di quella condizione – la guerra – che la Legge Fondamentale tedesca e la Costituzione italiana ripudiano, facendo propria la grande lezione derivante dal tragico secondo conflitto mondiale.
Ci uniamo, in una giornata di memoria e di lutto, perché ricordare la nostra storia comune è esercizio indispensabile nella nostra inesauribile aspirazione alla pace.

La pace come impegno incessante

Memoria delle atrocità dell’uomo nel passato e dolore profondo per quelle presenti ci obbligano a un esercizio di consapevolezza: la pace non è un traguardo definitivo, bensì il frutto di uno sforzo incessante, fondato sul raggiungimento di valori condivisi e sul riconoscimento della inviolabilità della dignità umana di ogni persona, ovunque.
Da sempre la guerra ambisce a proiettare la sua ombra cupa sull’umanità.

La guerra industrializzata e la tragedia dei popoli

Il Novecento, con l’industrializzazione della morte, ha trasformato la tragedia dei soldati in una tragedia dei popoli. Nei borghi d’Europa, nelle città distrutte dai bombardamenti, nelle campagne devastate, milioni di civili divennero bersagli. Deportazioni e genocidi segnarono profondamente la Seconda guerra mondiale. Da allora il volto della guerra non è più solo quello del combattente, ma quello dei bambini, delle madri, degli anziani senza difesa.

Ciò che accade oggi a Kiev e a Gaza testimonia il ritorno della logica della guerra totale: non la sconfitta del nemico, ma il suo annientamento. Un’escalation di crudeltà resa ancor più devastante dall’era atomica, in cui un solo gesto può cancellare una città e l’innocenza stessa del mondo.

Il “coraggio di amare” e una democrazia vivente

A questa deriva, Theodor Heuss – primo Presidente della Repubblica Federale Tedesca – oppose il “MutzurLiebe”, il coraggio di amare, e il progetto di una “democrazia vivente”. Ricordò al mondo che «non vi è libertà senza umanità, e non vi è pace senza memoria».
La democrazia diventa così chiave di equilibrio tra autorità e libertà: è la democrazia a legittimare l’autorità, superando i totalitarismi che pretendono di rappresentare il tutto, e fondandosi sull’universalità dell’uguaglianza tra le persone.

Il diritto internazionale come argine alla disumanità

Nel dopoguerra, la nascita delle Nazioni Unite e delle Convenzioni di Ginevra riaccese la speranza di una pace fondata sul diritto, riaffermando un principio cardine: la popolazione civile deve essere sempre protetta.
Eppure la cronaca – dal Biafra ai Balcani, dal Ruanda alla Siria, fino all’Ucraina, a Gaza e al Sudan – mostra che la guerra continua a colpire soprattutto chi non combatte.

Il dramma dei civili e degli sfollati

Oggi, secondo le Nazioni Unite, oltre il 90% delle vittime dei conflitti è costituito da civili. Un dato che non può essere ignorato né rimanere impunito.
Le persone costrette ad abbandonare le loro case sono 122 milioni: non numeri, ma volti, storie strappate al futuro.
Il Diritto internazionale umanitario – argine alla disumanità – è messo duramente alla prova: nessuna “circostanza eccezionale” può giustificare bombardamenti su aree abitate, l’uso della fame come arma, la violenza sessuale o la rappresaglia contro innocenti.

Una minaccia crescente all’ordine internazionale

La caduta della distinzione tra civili e combattenti incrina il principio stesso di umanità e colpisce l’ordine internazionale, ora aggravato dall’irrompere di nuove armi.
A questo contesto si aggiunge la mancata ratifica del Trattato del 1997 che vieta gli esperimenti nucleari da parte di Paesi chiave e il ritiro della ratifica da parte della Russia nel 2023. Cresce il timore che si apra un nuovo vaso di Pandora.

La diffusione di un linguaggio assertivo, che pretende supremazia, alimenta divisioni. È pericoloso rottamare trattati e istituzioni costruite per porre riparo a violenze che, nelle società nazionali, consideriamo crimini. La sovranità di un popolo non si esprime nel diritto di portare guerra al vicino, né il successo di una nazione può tradursi nella produzione di ingiustizia.

Il crimine della guerra di aggressione

La guerra di aggressione resta un crimine. Vale l’insegnamento di Norimberga:
«Se riusciremo a imporre l’idea che la guerra di aggressione è la via più diretta per la cella di una prigione e non per la gloria, avremo fatto un passo per rendere la pace più sicura» (Robert Jackson).

Tocca ai popoli della Repubblica Federale Tedesca e della Repubblica Italiana – insieme alla comunità internazionale – opporre la forza del diritto alla forza delle armi.

Il cammino condiviso delle due Repubbliche, nei decenni dal dopoguerra ad oggi, ha costruito un mondo migliore partendo dall’Europa: un’area di pace, libertà, prosperità e diritti umani senza precedenti. L’Unione Europea, nata dalle rovine della guerra, ha un ruolo storico nel multilateralismo, che oggi diventa ancora più cruciale.

I Paesi europei hanno mostrato coraggio nel perseguire l’unità dove non esisteva, contro ogni esperienza precedente. Non possiamo permettere che il sogno europeo venga lacerato da epigoni di tempi bui. È un dovere morale che spetta a ogni generazione.

Lo dobbiamo ai caduti ricordati oggi, ai nomi delle pietre d’inciampo, al lavoro del Volksbund, e soprattutto ai giovani che meritano un mondo più sicuro di quello segnato dalle guerre del passato.

Mai più. Niewieder.

Le ferite dell’umanità non possono essere cancellate, ma da esse nasce un impegno comune per il futuro, fondato sulla dignità umana.
La nostra consegna sia semplice e imprescindibile:
Mai più. Niewieder.

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SOS Gaza - Raccolta Fondi per Aiuti Umanitari

SOS Gaza – Raccolta Fondi per Aiuti Umanitari

Di fronte alla drammatica crisi in corso nella Striscia di Gaza, la CISL ha avviato una sottoscrizione nazionale per sostenere, tramite la Croce Rossa Italiana, gli interventi umanitari rivolti a donne, uomini e bambini travolti da una tragedia senza precedenti.

La guerra ha già causato migliaia di vittime innocenti, colpendo in gran parte donne e bambini, mentre ospedali, scuole e quartieri sono stati devastati. È indispensabile garantire corridoi umanitari sicuri e un cessate il fuoco immediato, unica via per fermare il ciclo di violenza e aprire un negoziato vero. Occorre un impegno internazionale che restituisca prospettiva al progetto di due Stati indipendenti che convivano in sicurezza e nel rispetto reciproco.

La pace non è un’utopia, ma una responsabilità collettiva che si costruisce con atti concreti. Per questo anche Fondazione Generazioni sostiene l’iniziativa di Cisl, come strumento concreto per tradurre questi valori in solidarietà.

 

SOS Gaza – Come effettuare la donazione?

Chiunque desideri contribuire può effettuare un versamento con le seguenti coordinate:

IBAN: IT73I0103003201000002918273
Intestato a: CISL – Donazione a sostegno aiuti umanitari popolazione civile di Gaza
Causale: Donazione a sostegno aiuti umanitari popolazione civile di Gaza

L’intero ricavato sarà devoluto alla Croce Rossa Italiana per garantire assistenza e beni di prima necessità alla popolazione civile di Gaza.

 

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Rino Bergamaschi, sindacalista del dialogo. Un incontro per ricordarlo.

Rino Bergamaschi, sindacalista del dialogo. Un incontro per ricordarlo.

Anche Fondazione Generazioni si è unita all’iniziativa organizzata dalla Cisl Area Metropolitana Bolognese, lo scorso 29 maggio, in occasione del ventennale della scomparsa di Rino Bergamaschi.

Un interessante e doveroso momento di ricordo con le testimonianze di alcuni dei principali protagonisti di quel periodo, che ha costituito un tuffo nel passato ed una occasione di incontro tra diverse generazioni di sindacalisti e di politici bolognesi.

Tra gli interventi, Enrico Bassani, segretario generale Cisl Area metropolitana bolognese e Pier Ferdinando Casini, senatore della Repubblica Italiana.

A portare la propria testimonianza, amici e colleghi che hanno condiviso con lui anni di attività sindacale, tra cui: Duccio Campagnoli, Giuseppe Cremonesi, Gian Luca Galletti, Luigi Marino, Gianfranco Martelli, Sergio Palmieri e Giancarlo Tonelli.

 

Rino Bergamaschi - Evento Cisl Bologna

 

Rino Bergamaschi – Chi era il sindacalista del dialogo

 

Rino Bergamaschi è stato un importante dirigente sindacale della Cisl bolognese, che ha tracciato la svolta culturale della organizzazione negli anni della crescita industriale, dalla fine degli anni ’60 all’inizio degli anni ’90.

Era nato a Castello d’Argile (Bo) nel 1943. Cattolico convinto, inizia il suo impegno sindacale nella Fim-Cisl come delegato all’interno della azienda nella quale lavorava come operaio specializzato, l’industria metalmeccanica SASIB di Bologna negli anni che precedettero la stagione del cosiddetto autunno caldo del 1968-69.

Proprio per la serietà e la dedizione che dimostra a sostegno della causa dei lavoratori, viene selezionato per partecipare al “corso lungo” per dirigenti sindacali che all’epoca si svolgeva presso il Centro Studi Cisl di Firenze, dal quale esce con esito altamente positivo.

L’impegno sindacale

Inizia così il suo impegno sindacale a tempo pieno nella Cisl di Bologna, assumendo la guida della Federchimici, la Federazione sindacale che associava i lavoratori del settore chimico ed affini. Si distingue subito per la sua dinamicità, per la competenza e l’intelligenza negoziale. Possiede inoltre tutte le doti di abile mediatore e di uomo empatico e sempre attento a coltivare con attenzione e rispetto il rapporto umano nella relazione interpersonale.

Si caratterizza anche come convinto innovatore e, sulla scia del processo di cambiamento della Cisl guidato da Pierre Carniti, nel 1977 assume la guida della Cisl provinciale dove resterà per circa 15 anni.

E’ stato un lungo periodo di crescita per l’organizzazione bolognese, ma anche di fortissime complessità legate ai cambiamenti sociali, alle crisi e le ristrutturazioni industriali, alle contestazioni giovanili del marzo ’77 bolognese e alla difesa della democrazia contro il terrorismo eversivo e delle stragi.

Durante questi periodi drammatici ed estremamente delicati per gli stessi equilibri democratici, come anche negli anni della rottura della Federazione Unitaria Cgil, Cisl, Uil a seguito del cosiddetto “Patto di S. Valentino” del 1984 col Governo Craxi finalizzato a contenere un tasso inflazionistico che galoppava a due cifre, Rino Bergamaschi ha sempre svolto un ruolo importante di cerniera nel dialogo con le altre organizzazioni.

Nel 1992, dopo aver lasciato la guida della Cisl, assunse la carica di segretario del Partito Popolare bolognese.

Ci ha lasciati il 2 Giugno 2005, dopo una lunga malattia.

 

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Primo Maggio 2025 - Uniti per un lavoro sicuro

Primo Maggio per la Sicurezza sul Lavoro

Nella occasione di questa giornata del 1° Maggio, vogliamo richiamarci ai sempre importanti richiami del nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Sulle morti sul lavoro, il Capo dello Stato ha infatti sottolineato che “sono una piaga che non accenna ad arrestarsi e che, nel nostro Paese ha già mietuto, in questi primi mesi, centinaia di vite, con altrettante famiglie consegnate alla disperazione. Non sono tollerabili né indifferenza né rassegnazione. È evidente che l’impegno per la sicurezza nel lavoro richiede di essere rafforzato. Riguarda le istituzioni, le imprese, i lavoratori. Ha poi ringraziato Cgil, Cisl e Uil per aver scelto la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro come tema di un Primo maggio unitario”.

Sul tema più generale del lavoro, ha invece ricordato che  «in questo periodo, ci sono segnali incoraggianti sui livelli di occupazione». Ma permangono gli «aspetti di preoccupazione sui livelli salariali, come segnalano i dati statistici e anche l’ultimo Rapporto mondiale 2024-2025 dell’Organizzazione internazionale del lavoro». In tale contesto l’Italia, prosegue il presidente, «si distingue per una dinamica salariale negativa nel lungo periodo, con salari reali inferiori a quelli del 2008, nonostante l’avvenuta ripresa a partire dal 2024». Il tutto, a fronte di una «produttività che dal 2022 è cresciuta». E oggi «tante famiglie non reggono l’aumento del costo della vita». Con difficoltà sempre più incombenti anche sulla garanzia del diritto all’accesso alle cure.

Non ha poi mancato di lanciare un monito anche sui trattamenti  spesso riservati ai migranti  “con salari che, secondo l’Oil, risultano inferiori di un quarto rispetto a quelli dei nostri connazionali e con fenomeni scandalosi come il caporalato”. Fenomeni da contrastare con fermezza. Ricordando in proposito che il carattere della nostra società è a misura della dignità della persona che lavora, anche per rispettare l’articolo 36 della nostra Costituzione. “Non venga mai meno il principio di umanità come cardine del nostro agire quotidiano” ci ha ricordato Papa Francesco nella benedizione pasquale, il suo ultimo messaggio”

 

Primo Maggio 2025 - Uniti per un lavoro sicuro

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Demografia in Emilia Romagna

Sette montagne, otto colline e una pianura – Presentazione studio sulla demografia in Emilia Romagna

Lunedì 17 marzo 2025, su iniziativa dei deputati Virginio Merola e Andrea De Maria, presso la Sala E. Berlinguer del gruppo Pd della Camera dei deputati, si è svolta la presentazione di “Sette montagne, otto colline e una pianura”, studio sulla demografia in Emilia Romagna.

Si è trattato di una occasione importante di approfondimento e di confronto in una sede politica che detiene però anche potere di divulgazione legislativa.

È quindi auspicabile che questo importante studio sia da stimolo a provvedimenti adeguati ed efficaci orientati nella direzione di una maggiore attenzione e di un rilancio delle cosiddette aree esterne del nostro Paese.

Quelle, cioè, meno toccate sia dallo sviluppo infrastrutturale che economico-produttivo, ma non per questo meno importanti sotto il profilo sociale e degli equilibrio climatici idrogeologici ed ambientali per l’intero territorio nazionale.

 

Sette montagne, otto colline e una pianura – Demografia in Emilia Romagna

 

Sette montagne, otto colline e una pianura Dove acquistare il volume sulla demografia in Emilia Romagna

Lo studio è il risultato del Progetto Appennino promosso dalla Fnp-Cisl dell’Emilia-Romagna, realizzato in collaborazione con la Cisl regionale e con il coordinamento della Fondazione Generazioni.

Il volume è acquistabile presso le librerie al costo di € 20,00. In alternativa, è ordinabile online su Amazon, oppure attraverso il seguente link della Casa Editrice, https://www.pendragon.it

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Transizione demografica in Emilia Romagna

Transizione demografica in Emilia Romagna – Intervista a Bovini e Chiarini autori di Sette Colline, Otto Montagne e Una Pianura

Sette Colline, Otto Montagne e Una Pianura è il libro frutto del progetto Appennino, che indaga la transizione demografica in Emilia Romagna.

Lo studio si colloca nel lavoro di ricerca promosso dalla FNP Cisl regionale, in collaborazione con Cisl Emilia Romagna e con il coordinamento della Fondazione Generazioni.

In questa intervista realizzata da Il Dolomiti, gli statistici e demografi Gianluigi Bovini e Franco Chiarini autori del volume approfondiscono quanto emerge dallo studio in merito alle fragilità demografiche e le opportunità di riabilitazione dei territori più a rischio in Emilia Romagna.

 

Transizione demografica in Emilia Romagna – L’intervista a Bovini e Chiarini

Quanti sono i comuni di montagna che prendete in esame? 

Sono 66 (39 nella fascia di crinale e 27 nella montagna intermedia) e sono distribuiti in sette province nelle diverse sezioni dell’Appennino emiliano e romagnolo. L’analisi si concentra sui principali aspetti della fragilità demografica e sociale che caratterizza questi territori e ha poggiato la lente di ingrandimento anche su 43 comuni di collina interna collocati in otto province e su 9 comuni della pianura orientale ferrarese. Lo studio si colloca all’interno di un più ampio progetto di lavoro e ricerca promosso nell’autunno 2023 dal sindacato dei pensionati Fnp-Cisl dell’Emilia-Romagna, all’epoca guidato da Roberto Pezzani oggi nella segreteria nazionale, in collaborazione con Cisl Emilia-Romagna e con il coordinamento della Fondazione Generazioni nella persona del presidente Sergio Palmieri.

 

Che cosa emerge dalla vostra analisi?

In Emilia-Romagna l’inverno demografico è più mite che nel resto d’Italia: la forte capacità attrattiva della regione nei confronti di persone italiane e straniere determina ogni anno un saldo migratorio positivo di rilevante ampiezza, che permette alla popolazione di continuare a crescere nonostante l’accentuato calo delle nascite. Nel territorio regionale sono però presenti estese aree caratterizzate da un’elevata fragilità demografica e sociale come la montagna: in queste zone da molto tempo la popolazione residente diminuisce sensibilmente e si sono determinate profonde modifiche negli equilibri tra le generazioni, con una netta prevalenza delle persone anziane e un peso ridotto dei giovani.

Parlando dei comuni montani: ci sono differenze tra le province emiliano-romagnole o, all’opposto, similitudini? 

L’analisi evidenzia differenze significative. Le maggiori fragilità demografiche si registrano nella sezione occidentale dell’Appennino emiliano: nelle province di Piacenza e Parma il processo di spopolamento dal 1951 a oggi si è manifestato con drammatica intensità e il rapporto quantitativo tra le generazioni è molto sbilanciato, con indici di vecchiaia che in alcuni comuni superano il valore di 500 anziani per ogni 100 giovani. In queste zone anche il saldo naturale è pesantemente negativo e la quota delle famiglie composte da una sola persona risulta maggioritaria in molte realtà. Criticità demografiche accentuate si registrano anche nella montagna di crinale forlivese, cesenate e riminese. I territori con le situazioni relativamente migliori sono l’Appennino bolognese, che rappresenta una parte significativa della città metropolitana di Bologna, e alcuni comuni montani nelle province di Modena e Reggio Emilia.

 

La fragilità demografica e sociale di questi comuni è differente da altre zone montane d’Italia?

I principali indicatori statistici analizzati nel volume evidenziano che in queste zone il cosiddetto “inverno demografico” è molto rigido e la composizione per età della popolazione e il rapporto tra le nascite e i decessi presentano situazioni molto compromesse. Rispetto alle aree montane del Mezzogiorno e dell’Italia Centrale la differenza positiva, che rappresenta un importante segnale di speranza, è l’arresto negli ultimi anni del processo di spopolamento. In quasi tutti i comuni indagati, dopo la pandemia, si sono infatti registrati saldi migratori positivi.

 

Il cambiamento climatico è una condanna senza appello? 

Anche in queste zone è una sfida decisiva che coinvolge le risorse più importanti del patrimonio ambientale e molte realtà economiche. Prendendo in considerazione solo alcuni aspetti relativi al movimento turistico emergono fattori negativi (il crollo in alcuni anni dell’attività sciistica per lo scarso innevamento) e tendenze positive (la maggiore attrattività in estate per soggiorni che consentano di sfuggire alle ondate di calore sempre più frequenti nelle maggiori città e in pianura).

 

Welfare e sanità sono temi importanti. 

Nei comuni montani analizzati la quota delle persone anziane si avvicina in molte realtà a un terzo della popolazione e le previsioni demografiche elaborate dall’Istat indicano che entro il 2050 il peso relativo di questa fascia potrebbe raggiungere il 40% del totale. Costruire una società della longevità, che sappia valorizzare tutti gli aspetti positivi della grande conquista di vivere a lungo, è quindi sicuramente la sfida decisiva per garantire a chi vive in questi territori una qualità della vita comparabile con quella degli altri cittadini emiliani e romagnoli.

 

Come pure il tema abitativo.

Una delle sfide identificate nello studio è come utilizzare in forme nuove il patrimonio edilizio, che in molti comuni montani rappresenta più del 60% di tutte le abitazioni e potrebbe giocare un ruolo importante sia per accogliere chi intenda trasferire la residenza in questi territori sia per ospitare flussi turistici più intensi e distribuiti lungo l’intero anno. In questa direzione nella media montagna un fattore di attrazione importante è rappresentato dalla possibilità di acquistare o locare abitazioni a condizioni economiche molto più favorevoli rispetto alle aree urbane, godendo anche di una migliore qualità ambientale.

 

Riabitare in modo nuovo, e riabilitare, questi territori è possibile?

I movimenti migratori testimoniano una rinnovata capacità di attrazione di molti comuni montani, che può e deve essere potenziata affrontando le sfide legate alla transizione demografica e adottando altri provvedimenti, tesi in primo luogo a migliorare le condizioni di accessibilità fisica e digitale. La speranza è che la “corrente calda” degli impegni concreti di rilancio e sviluppo prevalga sulla “corrente fredda” delle statistiche che documentano la fragilità demografica e sociale di tali aree. Nel programma di mandato della Giunta regionale, che si è appena insediata dopo le elezioni del 2024, si dichiara esplicitamente l’impegno di perseguire una nuova alleanza tra le città emiliane e romagnole e le montagne.

 

Come ve li immaginate turismo e stili abitativi sull’appennino dell’Emilia-Romagna nei prossimi 20 anni?

Nelle zone montane il turismo invernale ed estivo è una componente decisiva per garantire in periodi dell’anno auspicabilmente sempre più estesi la vitalità sociale ed economica e conservare la rete essenziale dei servizi di prossimità. Bisogna quindi puntare a forti innovazioni delle modalità di fruizione turistica, che sappiano cogliere i molteplici aspetti del “desiderio di montagna” emerso dopo la pandemia anche in persone giovani. Tra gli esempi virtuosi si possono citare il turismo dei “cammini”, i percorsi cicloturistici e le esperienze enogastronomiche. In alcuni casi questa rinnovata attenzione verso i territori montani conduce anche a scelte di vita più impegnative, che prevedano il trasferimento per realizzare progetti di vita e lavoro. Le esigenze e gli stili abitativi dei “nuovi montanari” saranno inevitabilmente diversi da quelli del passato e una condizione decisiva per contrastare il declino demografico nelle montagne emiliane e romagnole sarà dispiegare una rinnovata capacità di attrazione ed accoglienza che guardi al futuro per non disperdere i tesori ambientali, culturali e di relazioni umane del passato.

 

 

(Fonte: https://www.ildolomiti.it/altra-montagna/attualita/2025/sette-montagne-otto-colline-e-una-pianura-in-emilia-romagna-il-40-del-territorio-e-occupato-dai-rilievi-ma-in-queste-aree-vive-solo-il-10-della-popolazione)

 

 

Sette montagne, otto colline e una pianura Dove acquistare il volume sulla transizione demografica in Emilia Romagna

Il volume è acquistabile presso le librerie al costo di € 20,00. In alternativa, è ordinabile online su Amazon, oppure attraverso il seguente link della Casa Editrice, https://www.pendragon.it

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